Mar. Set 17th, 2019

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La strada impervia dell’impegno civile e dell’anticamorra passa per giovedì 11 luglio

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Giovedì 11 luglio alle 20, nel centro storico di Sant’Anastasia, vanno “in scena” tra arte, musica, giovani talenti, moda e impegno civile, le trame e la storia di un’Associazione del tutto particolare, ufficializzata nel 2015, dopo dieci anni trascorsi all’interno e a supporto delle attività antiusura di Tano Grasso. Nel 2015 si diede uno Statuto ed una ragione d’esistenza, L’Associazione FDC, acronimo che sta per Filomena De Cicco, nata da una tragedia e dall’impegno delle giovani figlie dopo la morte della loro madre, Filomena De Cicco appunto, barbaramente uccisa dall’usura, dalla camorra e dalle commistioni tra usura e camorra come dalle cattive frequentazioni che fecero di lei, nello stesso tempo, la vittima e la carnefice di una sorte, la sua, a cui mai avrebbe potuto pensare. Accadde così che Rosaria e Martina Fornaro, le più grandi tra le figlie, vollero far nascere qualcosa di bello in mezzo ad un fatto orribile che le aveva devastato il cuore e la famiglia.


La camorra uccide per vendetta, per vocazione innata alla violenza, per stupidità e codardia, per paura e strategia. La camorra uccide per viltà, ignoranza, per faida interna, per punire chi si pente. La camorra uccide per usura e prepotenza. La camorra uccide i ragazzi, gli anziani e gli adulti. Uccide le donne ed i bambini. Ci sono casi anche dalle parti del vesuviano che non si affaccia sul mare di bambini, donne e giovani uccisi dalla camorra per vendetta o per errore, per sgarro o per stupidità. Da queste stesse parti a 47 anni, era l’ottobre del 2005, trovò la morte cruenta anche Filomena De Cicco che lasciava così il marito, le sue figlie piccole ed una famiglia d’origine, numerosa ed unita, che non l’aveva mai persa di vista e non si era mai trovata in storie di camorra o di maldestre frequentazioni. Un carattere eclettico, quello di Filomena De Cicco, un’innata disponibilità a prendersi cura di chi stava nel bisogno, un vulcano imprevedibile incurante, talvolta e per sua natura, a capire da chi era più giusto stare alla larga e quale corso dare ai giorni della vita che aveva tra le mani. La sua morte resta senza nessun colpevole. Nessuno è stato condannato nonostante le indagini che ne seguirono, le rivelazioni (anche scomode) dei pentiti, le voci contrastanti sui legami giusti o sbagliati che la sua vita ebbe prima di finire così. La tenacia di chi l’aveva conosciuta da vicino fermò, da quel giorno, qualsiasi giudizio. Sarà perché una morte così cruenta supera ogni giudizio, ogni sbaglio, ogni imprudenza, ogni colpa. O perché dagli errori, chi resta nella vita, dopo la morte così cruenta di un proprio caro, deve trarre solo sonore e durature lezioni. Rosaria e Martina Fornaro vollero prendere per mano ciò che restava. Rosaria fu testimone di giustizia nel processo che “lambiva” la vicenda della mamma e del quale seguì le sorti il “nostro” stimato magistrato Vincenzo D’Onofrio. Della sua laurea in giurisprudenza Rosaria Fornaro ne fece da subito una missione prima ancora che un lavoro. Poi l’idea di far nascere un’Associazione con i migliori intenti: aggregare giovani talenti, gli entusiasmi, le belle vocazioni. Combattere l’usura e la camorra, la violenza e la prepotenza dei clan di turno, dei gregari e dei boss e dare un’obiettivo ai tanti giovani che di obiettivi vogliono vivere e magari gioire. Evitare le morti assurde ed ingiustificate, di lasciare al proprio coloro che sbagliano e hanno voglia di redimersi. Da allora un fiume di cose. di iniziative, eventi, sottoscrizioni. Si è creata una rete di solidarietà che non si mette in vetrina se non nell’unico evento pubblico e cruciale che, quasi a cadenza biennale (l’ultimo evento di questo genere fu nel maggio del 2017) quando si uniscono giovani talenti, cantanti, stilisti in erba o già affermati. E, soprattutto, la testimonianza di chi la camorra inizia a combatterla davvero nella propria vita. Giovedì 11 luglio sarà così e anche di più.

Nella foto Rosaria Fornaro con le sue sorelle più piccole

Tre momenti di confronto e di testimonianza, nel corso di una serata che avrà altri e diversi momenti, con la partecipazione della moglie di Raffaele Cutolo, Immacolata Iacone, che ha cambiato negli anni il cuore e l’anima di chi fu capo indiscusso e fece nascere persino una NCO (nuova camorra organizzata); di Gianluigi Esposito che ha curato un libro di “poesie dal carcere” scritte negli anni da Raffaele Cutolo e date ora alle stampe dalle edizioni neomediaitalia. Ci sarà poi Fernando Russo, il giovane parroco di San Paolo Bel Sito, anastasiano d’origine, che combatte a viso aperto il potere criminale della camorra nolana e che nel giugno del 2016 lasciò la processione e la statua della Madonna che i portantini avevano fatto arrivare, contro il suo volere, davanti alla casa del boss locale per farle fare “l’inchino”. Ci sarà, inoltre, la voce e la testimonianza di Pasqualino Mauri che ha preso, recentemente, le distanze pubbliche dall’orgoglio che, non di rado, contamina chi nasce e cresce nella casa del boss del clan locale, suo padre, ucciso nel dicembre del 2004 per mano di sicari del clan opposto. Ci sarà l’Istituzione locale con il sindaco Lello Abete che ha voluto sostenere dal primo momento l’impegno di Rosaria Fornaro contro le illegalità e la violenza di ogni genere. Storie di vita e di destini incrociati che negli ultimi decenni si sono contaminati, persino contrapposti, dando vita, come oggi, a decine di pregiudizi, di diffidenze ma anche di sostegni e di incoraggiamenti. Di certo, da ambiti e persone che un tempo erano del tutto comprese nelle trame e nelle famiglie di camorra c’è chi decide di andare via, di dissociarsi e di combattere anche per un proprio riscatto sociale e civile.

Figli, mogli, mariti, testimoni di camorra, assieme a preti coraggiosi, a sindaci impegnati su questi fronte, che giovedì 11 luglio, in momenti, modi e ruoli diversi, passeranno sul palco di una piazza animata anche da momenti di spettacolo, di moda e musica leggera. D’impegno civile e di passioni. Daniele Terracciano, giovane stilista farà indossare a quindici ragazze i suoi abiti appena realizzati. Lina Catapano, mamma ed insegnante impegnata nel sociale, leggerà un monologo antiusura. Le voci di Martina Barone, Rita Lanza e Chiara Abete faranno sentire canzoni che hanno testi e trame adatte ai temi della serata. Condotta dal nostro Francesco De Rosa direttore di questa testata e della rivista “la camorra vista&rivista” che con la giovane e bella Stefania Di Pascale, vorrà portare la serata ad essere un momento proficuo, la sintesi di quell’anelito di vita e di riscatto che cerca di organizzare, in territori difficili, le buone pratiche, la solidarietà, l’impegno civile a rifiutare la camorra ed ogni sua trama anche lì dove un tempo si seminavano morti, soprusi, illegalità e contraddizioni.

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