Il gesto di dolore e di rabbia che Paolo Chiariello ha voluto rendere pubblico


di francesco de rosa


Di questi giorni è il post di dolore e di rabbia che il collega giornalista Paolo Chiariello ha voluto rendere pubblico in occasione della perdita di una sua zia. Un fatto doloroso e privato è diventato, per il portato di dolore e di rabbia che lo ha determinato, anche un fatto pubblico da cui, come ci si augura, potrebbe scaturire un’ulteriore “presa di coscienza” per i cittadini di quel posto d’Italia che chiamiamo “terra dei fuochi”.

Paolo Chiariello ci ha abituato alla serietà del suo impegno civile con libri, inchieste, reportage. Abituati alla professionalità con cui svolge un mestiere, il giornalista, che in questi casi, su questi temi, diventa, più che mai, voce di lotta, di resistenza, di denuncia.

Paolo ha scritto anche provocatoriamente, “Grazie 🙏. Abbiamo ucciso un’altra persona della mia famiglia. Oggi c’erano centinaia di persone a dire addio a zia Maria. Mia zia era una persona buona. Aveva solo 64 anni. Una donna italiana ha una aspettativa di vita di 85 anni. Mia zia, come tante altre persone che sono nate a Nord di Napoli e nel basso Casertano, non hanno però diritto alle stesse aspettative degli altri italiani. Anche lei è stata uccisa da “un brutto male”. Dalle mie parti lo chiamano così un tumore. Un brutto male. Arriva, entra dentro di te, ti scava dentro, ti riduce al silenzio, ti divora, ti umilia, ti consuma fino all’ultimo respiro. Nel posto in cui sono nato io è in atto un genocidio. Io me ne andai quando avevo 18 anni, e non so se mi sono salvato. So che nella mia famiglia se ne vanno tutti (giovani, meno giovani, anziani) quasi sempre con lo stesso male. Le altre famiglie, gente semplice, quasi sempre dallo stile di vita ineccepibile non godono purtroppo di migliore sorte. Abbiamo tutti a che fare con questo ospite subdolo che si chiama “un brutto male”. Dalle mie parti una volta eravamo abituati ai funerali con i feretri trainati dai cavalli, la musica e spesso contorno di dolore colorito al limite della sceneggiata. Ultimamente non abbiamo più voglia manco di piangere. Le lacrime per le persone che ci lasciano le strozziamo in gola, le fermiamo dentro il canale lacrimale, le impediamo di solcarci il viso. È come dire: ma che cazzo piangiamo a fare? Ci sono bambini, avete letto bene, bambini, neonati che nascono già con l’ospite che li divora e li uccide. Chiedete ai preti quanti funerali celebrano per affidare a Dio bambini. Quale Dio può chiamare a sé bambini? Sarò anche una schifezza di cattolico, eppure credo. Ma questo Dio, che pure è il mio Dio, non lo capisco. I suoi disegni divini mi sfuggono da sempre. Forse perché sono troppo imbecille per capirli? Quello che succede tra Caivano, Acerra, Sant’Antimo e altri villaggi che un tempo erano parte integrante di quella che chiamavano Campania Felix, la Campania Fertile, è qualcosa che si fa fatica a raccontare. Abbiamo consentito ad un gruppuscolo di schifosi camorristi di uccidere prima la dignità di un popolo con le loro angherie e violenze e poi con la loro bramosia di fare denaro seppellendo sotto i nostri piedi quei veleni che oggi e domani ancor di più ci uccideranno ancora. E ancora. Mi chiedo sempre: quando rialzeremo la testa? Il 24 maggio torna ancora Papa Francesco nelle nostre terre. Viene ad Acerra. Acerra è casa nostra. Spero riesca almeno lui a smuovere le coscienze di chi deve aiutarci a bonificare le nostre terre. Noi dovremmo ripulire le nostre coscienze, perché abbiamo responsabilità enormi per quel che ci accade. Siamo colpevoli per aver contribuito ad avvelenare le nostre terre o per non aver fatto nulla per impedirlo. Colpevoli per atti commissivi e omissivi. Ma colpevoli. E la nostra colpa sarà eterna. Quella non si prescrive. Grazie a tutti per aver avuto una parola di bene in queste ore per me e per la mia famiglia. La mia famiglia è enorme. È fatta da tutta quella gente che soffre nella cosiddetta Terra dei Fuochi. È li che sono nato. Ed è li che ritornerò. Non solo a seppellire i miei morti“.

Il giorno prima, dentro le festa degli innamorati, Paolo Chiariello aveva voluto comunicare il suo dolore e la notizia del lutto familiare. “Zia Maria te ne sei andata nel giorno degli innamorati. Col sorriso. Col volto disteso. Con la tua timidezza. La tua discrezione. La tua educazione. Ci hai nascosto pure il dolore che provavi pur di non farci dispiacere. Ovunque andrai ti auguro buon viaggio. Abbiamo tutti goduto della tua bontà. Ciao zia. Ti voglio bene“. Terra dei fuochi e di morti innocenti, la zona a nord della provincia di Napoli e il basso casertano fanno venire in mente tutto il male che la mano umana criminale e camorrista ha potuto fare in questi anni. E non bastano, sul tema delle bonifiche, degli allarmi sociali, degli impegni civili, l’impegno di preti come Maurizio Patriciello, quello stesso di Paolo Chiariello. Di medici ricercatori d’eccellenza come Antonio Giordano. Di magistrati come Catello Maresca e tanti altri. Di tante associazione, volontari, esponenti della cultura e della scuola, dell’impegno civile che hanno nomi e sigle diverse. Di tanti esponenti delle Forze dell’Ordine che hanno perso la vita per lo stesso male che combattevano. Nulla sembra possa bastare in questa lotta immane contro il male assoluto che sta mietendo decine di vittime. Il 24 maggio prossimo, come ha scritto nel post, lo stesso Paolo Chiariello, papa Francesco ha deciso di visitare la città di Acerra più volte posta a simbolo della lotta per bonificare la terra dei fuochi. Forse la sua visita potrà fare poco in quella direzione. O forse no. Certamente il valore simbolico di certi accadimenti può servire a muovere la palude nella quale il discorso sulla terra dei fuochi, sul suo ricupero e sulle bonifiche sembra essere caduto. Ed è quello che si augurano tutti coloro che lottano per il ricupero di una terra martoriata. A Paolo Chiariello intanto la nostra vicinanza.

Di seguito, vi riproponiamo una puntata di Petrolio andata in onda su Raiuno sul finire del 2018.

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