di francesco de rosa |


Sarebbe stata una storia dimenticata, lasciata all’oblio delle tantissime vicende che costellano il mondo delle mafie in Italia e della lotta che ad esse si fa tra mafiosi, ergastolani, magistrati, eroi, pentiti e militanti nella battaglia per la legalità e la giustizia. E così è stato per almeno un decennio. Poi, Luana Ilardo, figlia di Luigi, ha iniziato a lottare affinché questo non avvenisse. Da un libro, uscito di recente, fino agli interventi in diverse in diverse trasmissioni televisive il filo del del racconto seguito da Luana Ilardo trova perfetta coincidenza con le indagini di magistrati autorevoli del calibro di Nino Di Matteo che stanno squarciando il velo di mistero sulla trattativa Stato/mafia e sul ruolo che Luigi Ilardo avrebbe potuto avere nella cattura di Provenzano e non solo.

Seguo Luana Ilardo da quando facebook mi suggerisce le amicizie che hanno attinenza con il mio mestiere. Così è passato già qualche anno. All’inizio i suoi erano tentativi affidati alla rete, squarci di dolore, ricordi indelebili per chi, figlia di un capomafia, poteva ora avere l’orgoglio di raccontare il pentimento del suo papà che è stato reale e ha dato frutti (cioè arresti). Che è stato esempio di ravvedimento e di un rifiuto netto e deciso alla logica di morte che ogni mafia porta con sé. Luigi Ilardo era stato capomafia della provincia di Caltanissetta prima di diventare confidente del colonnello Michele Riccio.

Grazie alle sue dichiarazioni, registrate sotto il nome di “fonte Oriente”, lo Stato potette arrestare uomini di mafia di primissimo piano. Ma ciò che poteva accadere con il pentimento e la collaborazione di Lugi Ilardo porta una data che è entrata dritto nel processo per la trattativa Stato/mafia: 31 ottobre 1995. Quel giorno Luigi Ilardo, nascosto dietro un auto civetta dei Carabinieri portò i Ros a Mezzojuso, in quel che si sapeva essere, come realmente era, il covo di Bernardo Provenzano. Una vicenda inquietante che, di fatto, costò la vita a Luigi Ilardo a cui erano probabilmente noti anche i dettagli della trattativa tra parti dello Stato e i capimafia che mirava a fermare le stragi che si erano già portate a termine in giro per l’Italia. Non a caso, oggi possiamo leggere nella sentenza del processo trattativa Stato-mafia che “sin dai primi approcci e sino al 2 maggio 1996, lo scopo perseguito dal Riccio (il colonnello dei Carabinieri Michele Riccio ndr) e condiviso da Ilardo fu, prima di dare corso in una fase successiva alla collaborazione con la Giustizia, quello di pervenire alla cattura di latitanti dell’associazione mafiosa ‘Cosa nostra’, tanto che, in effetti, vennero in sequenza individuati e arrestati, sulla scorta delle indicazioni del medesimo Ilardo, numerosi latitanti di primo piano”. Di Luigi Ilardo ha parlato negli ultimi mesi anche Nino Di Matteo, magistrato di punta e protagonista nelle indagini sul processo che mira a far luce sulla trattativa Stato/mafia a cui anche Paolo Borsellino si era opposto.


Luigi Ilardo voleva aprire una strada allo Stato per infiltrarsi all’interno di Cosa Nostra mettendo a disposizione tutte le sue conoscenze ed il suo passato criminale nella organizzazione siciliana. Volendo ripagare con la giustizia aveva deciso di fidarsi dello Stato e delle sue persone. Una fiducia che non trovò realizzazione. Anzi. Luigi Ilardo venne ucciso per mano mafiosa che aveva saputo circa la sua collaborazione, il 10 maggio 1996. Al colonnello Riccio, Luigi Ilardo/”fonte Oriente” aveva detto anche delle stragi del ’92 e del ’93 e dei mandanti esterni. Un particolare che Michele Riccio, anche dopo l’uccisione di Ilardo, volle raccontare nei processi in cui è stato chiamato a testimoniare. Ilardo – come riporta lo stesso Michele Riccio – era stato molto chiaro nel dire al generale dei Carabinieri Mario Mori (condannato nel processo della trattativa Stato/mafia) che “molti attentati che sono stati addebitati esclusivamente a Cosa Nostra, sono stati commissionati dallo Stato e voi lo sapete”.

Lo era stato anche su Marcello Dell’Utri quando disse che era persona di riferimento di Cosa Nostra all’epoca in cui Forza Italia stava nascendo. Aveva parlato della Massoneria “deviata” e di chi agiva da entità esterne in Cosa Nostra. Dichiarazioni pesanti di chi era stato molto dentro le dinamiche di Cosa Nostra. Dichiarazioni che avevano reso certamente Luigi Ilardo molto scomodo e, soprattutto, senza alcuna autorevole protezione se pensiamo che, proprio in quegli anni, lo Stato stava trattando con la mafia come poi diranno i particolari del processo.

Per l’omicidio di Luigi Ilardo sono stati condannati all’ergastolo dalla Corte d’Assise d’appello di Catania i capimafia Giuseppe Madonia e Vincenzo Santapaola, in qualità di mandanti, il boss Maurizio Zuccaro, come organizzatore, e Orazio Benedetto Cocimano, come esecutore materiale. Ma quel che più conta è che il processo ha potuto far luce sulla responsabilità di Cosa nostra a cui qualcuno, come ha detto Antonino Giuffrè, ex boss di Caccamo, qualcuno fece arrivare notizie da ambienti giudiziari nisseni come ha confermato lo stesso colonnello Michele Riccio a cui Luigi Ilardo si era “affidato”. L’azione di Luana Ilardo oggi, anche con un libro e le sue tante testimonianze, mira anche anche a far luce sui misteri che avvolgono ancora l’assassinio del padre. In più di una occasione Luana Ilardo ha ribadito lo sconforto che procura ogni volta l’idea che il papà Luigi fosse stato tradito da qualcuno a cui Luigi Ilardo si era affidato. Un sospetto che era caduto anche sul colonnello Riccio che volle così chiarire. “Comprendo e rispetto il dolore di una figlia, ma Luana deve sapere che Luigi Ilardo io non l’ho mai lasciato solo. Il giorno in cui Ilardo fu ucciso ci eravamo incontrati nella sua azienda agricola di Lentini. Nel pomeriggio mi accompagnò in aeroporto e mi salutò dicendomi che la sera sarebbe andato a cena con la moglie. Poco dopo mi raggiunse il capitano Damiano dei Ros. Era cadaverico, mi disse che il procuratore di Caltanissetta Tinebra aveva fatto trapelare la voce della collaborazione di Ilardo. Istintivamente accesi il registratore che tenevo in tasca e registrai tutto”. Riccio si mosse verso Mori. “Gli urlai che avrei denunciato tutti alla magistratura”. Confermò che quella sera (il 10 maggio del 1996) aveva chiamato anche Luigi Ilardo senza riuscirci. “Presi l’aereo per Genova arrivai a casa e trovai mia moglie in lacrime: sul Televideo c’era la notizia dell’omicidio”.


A Luana Ilardo oggi tocca il compito di onorare la conversione di un padre grazie al quale lo Stato avrebbe potuto vincere la lotta alla mafia molto prima come nel caso dell’arresto di Provenzano che non si volle fare. Oggi restano i nastri che Luana ogni tanto risente. “Mi chiamo Luigi Ilardo e ho deciso di collaborare con la giustizia. Cosa Nostra è diventata solo una macchina di morte. L’unica cosa che mi spinge è la ricerca della normalità della mia vita e di quella dei miei figli, perché sono stati i loro sacrifici, i loro dolori, a farmi capire i veri valori della vita che non ho mai trascurato…”).
Oggi Luana Ilardo può dire che da quel momento “non ero più solo la figlia di un mafioso. Ero anche la figlia di un pentito. Adesso so che lo ha fatto per noi. E ha scelto di passare dalla parte dello Stato dopo aver scontato interamente la sua pena. Ha fatto bene? Sì. Lo ha fatto nel modo giusto? No. Si è fidato delle persone sbagliate. Mio fratello Michele porta il nome del colonnello Riccio“.

Resta un dato confortante oltre ogni inevitabile polemica. Che, talvolta, l’impegno civile e morale di una figlia che lotta per la verità può portare luce nuova su fatti che si volevano affidare all’oblio. Affinché non accada più che un uomo affidandosi allo Stato per riparare a scelte sbagliate e colpe da espiare possa trovarsi nel pieno di una trattativa tra parti dello Stato impegnati a trovare un accordo con la mafia. Trovando così la rovina, una mafia che continua a fare la mafia e a seminare morte ed uno Stato che, al contrario, non fa più lo Stato, rifiutando di essere portatore e baluardo di trasparenza, legalità e giustizia. A Luana Ilardo ogni nostro incoraggiamento e sostegno.