La magistratura ha gli occhi puntati sulla corruzione che attanaglia iFondi interprofessionali che dovrebbero servire per la formazione dei lavoratori delle imprese italiane ma che spesso erogano guadagni illegali con fatture che indicano una formazione che, in realtà, non c’è mai stata. A confermarlo al nostro direttore, Francesco De Rosa, sono fonti molto attendibili di diverse Procure d’Italia ma anche qualcuno tra noi in redazione de lacamorra.it che ha ricevuto informazioni molto riservate e che ha allertato da subito alcuni autorevoli interlocutori tra le Forze dell’Ordine. Si tratta di un alert che non ha mai smesso di essere tale già partito nel novembre scorso da Milano quando falsi corsi di formazione per 1.500 lavoratori, hanno fatto registrare una frode da 40 milioni di euro all’Ue con tre imprenditori che sono finiti nei guai. Ecco i fatti…
A fine novembre scorso sono finiti nel mirino i corsi di formazione per 1.500 lavoratori di 32 aziende che avevano un problema non di poco conto: si trattava di corsi fittizi. Così tre imprenditori italiani sono finiti nei guai per una mega frode di 40 milioni di euro contro l’Unione Europea. I tre sono stati al centro di un’indagine dei carabinieri, che hanno eseguito un’ordinanza del gip di Brescia, su richiesta della procura europea – ufficio Milano. Accusati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio, tutto in concorso tra loro. Due di loro sono finiti agli arresti domiciliari e per il terzo è scatta un’interdittiva, ovvero il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e quello di esercitare uffici direttivi nelle persone giuridiche e nelle imprese. L’operazione si è conclusa lo scorso 25 novembre tra le province di Milano, Brescia e Foggia. A coordinare tutto sono stati gli uomini del Nucleo operativo del Gruppo tutela lavoro di Milano e la Sezione Eppo del Nucleo investigativo di Milano. L’indagine dei militari è nata con l’obiettivo di verificare come sono stati utilizzati i finanziamenti alle imprese predisposti dall‘Unione Europea attraverso il ‘Fondo nuove competenze’. Grazie ad un dettagliato lavoro di intercettazioni, analisi dei flussi finanziari e all’interrogatorio di oltre 200 lavoratori coinvolti, gli investigatori hanno potuto accertare l’esistenza di due gruppi societari che fornivano attività di consulenza, predisponendo corsi di formazione inesistenti attraverso una apposita piattaforma informatica. Una pratica truffaldina che ha permesso agli imprenditori coinvolti di frodare circa 40 milioni di euro all’Ue. Si tratta di denaro destinato a coprire una rilevante quota della retribuzione dei dipendenti che le aziende ‘invitavano’ a frequentare i presunti corsi di formazione per implementarne le competenze. Non solo: ottenuto il denaro, gli indagati lo investivano in complesse operazioni finanziarie. Per esempio acquistando, mediante società appositamente create sia nel Milanese che nel Bresciano, immobili per un valore di circa 20 milioni di euro.
Sette in tutto gli indagati
Oltre ai tre imprenditori al centro delle indagini, sono stati eseguiti a novembre anche sette decreti di perquisizione a carico di altrettante persone fisiche e giuridiche. Tutti sono indagati per gli stessi reati, ma non sono stati colpiti da misure. Complessivamente sette persone, legate a sette società, risultano indagate. E, secondo gli investigatori, avrebbero avuto diversi ruoli nell’articolata truffa ai danni dell’Unione europea. Sin qui ciò che ha confermato quanto in Italia il settore dei corsi di formazione sia corrotto. Tante volte a danno delle stesse imprese che versano in quota ciò che resta per ila formazione continua dei lavoratori attraverso uno dei tanti Fondi interprofessionali che esistono in Italia. Se contano almeno 19 ma ve ne sono molti di più.
I nuovi filoni d’inchiesta
Tra i nuovi filoni d’inchiesta, in molte regioni d’Italia, c’è quello che riguarda anche i referenti che si costituiscono come “anelli di congiunzione” necessari scelti dai Fondi interprofessionali e messi tra le imprese e i soggetti scelti dalle imprese che, su mandato fiduciario, sono chiamati a fare formazione in quelle imprese. A loro è demandato il compito di valutare sia i progetti che i curricula di docenti ed esperti chiamati ad attuarli dacché da loro redatti. Attorno a questo passaggio sono numerose le segnalazioni che indicano proprio in costoro che dovrebbero garantire trasparenza e agire in legalità a chiedere percentuali anche alte di guadagno improprio acquisito con false fatture che indicano compiti e presenza che non ci sono mai state. Nei prossimi mesi sapremo di più e soprattutto quanto è profondo e vasto il fenomeno corruttivo dei fondi interprofessionali.
