Il 9 dicembre di ogni anno ricorre la Giornata Internazionale contro la corruzione, un’occasione per porre l’attenzione sulle conseguenze di un fenomeno sociale, politico ed economico che colpisce tutti i Paesi, priva i cittadini di diritti fondamentali, rallenta lo sviluppo economico, mina le Istituzioni e lo Stato di diritto. Il 31 ottobre 2003, l’Assemblea Generale dell’ONU, in risposta al crescente fenomeno della corruzione e alla minaccia che rappresenta per la stabilità e la sicurezza, ha adottato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione (United Nations Convention against Corruption). La Convenzione, entrata in vigore nel dicembre 2005, rappresenta uno degli strumenti più innovativi ed è il primo strumento giuridico vincolante nella lotta contro la corruzione: mira a promuovere un approccio globale e multisettoriale per prevenire e combattere il fenomeno, anche in considerazione della sua dimensione transnazionale; prevede misure di prevenzione e la criminalizzazione delle principali forme di corruzione. Intanto l’Italia è 52esima in classifica. Sono 96 le inchieste aperte nel 2025 per reato di corruzione ma di molte altre nemmeno si parla. La vicenda del primario all’ospedale di Roma, Roberto Palumbo che se non arrestato continuava a prendere tangenti come fossero stipendi mensili da aggiungere allo stipendio ufficiale dimostra che la corruzione in Italia dilaga. Ed il metodo collaudato della tangente come fosse uno stipendio mensile che l’imprenditore di turno garantisce al corrotto (medico, sindaco, consigliere, funzionario pubblico o altro) ed è la fotografia di un sistema che resiste, aumenta, dilaga. Con un danno gravissimo che paghiamo tutti.
Il primario prometteva e minacciava per smistare i pazienti in dialisi dal Sant’Eugenio alle cliniche private e tra le utilità che garantivano a Roberto Palumbo altro danaro c’erano anche le consulenze fittizie alla sua compagna. «Quello che devi fa te… si devi fa l’amministratore e non l’amministrativo… fai l’amministratore e te godi la vita». Così diceva Roberto Palumbo (come riporta dettagliatamente il Corriere della Sera)a Maurizio Terra, amministratore unico di Dialeur, in una conversazione che lo stesso imprenditore riporta a sua moglie e che gli agenti della squadra mobile hanno intercettato in auto. È uno spaccato della “trattativa” con cui Palumbo, in cambio dei favori fatti a Terra, ottiene, secondo l’ipotesi dell’accusa, di entrare nella srl che opera nella strumentazione per i pazienti in dialisi ottenendo di fatto il 60% delle sue quote tramite la società di un altro imprenditore (titolare del 40% delle quote) come una sorta di ridistribuzione degli utili. «Il problema ce l’ho io… che pure sto sempre a impicciamme di tutti i c…», chiosava Palumbo. Ma le utilità elencate nel decreto di perquisizione e nella richiesta di convalida dell’arresto che è ora all’esame del gip, oltre a questo più elaborato sistema di corrispettivi, includevano anche altre formule di più immediata riscossione.
Fatture false e il resto in contanti e in nero
Tra questi, i 2-900 euro mensili a partire dal 2020 alla compagna di Palumbo, Germana Sfara, quale corrispettivo di prestazioni professionali mai avvenute. Per finire con la possibilità data a Palumbo di svolgere prestazioni professionali presso il Rome American Hospital e che una percentuale dei pagamenti per queste avvenisse tramite fatture false e il resto a in contanti e in nero con somme che oscillavano tra i 4.000 e i 6.000 euro (in questo modo Palumbo evitava anche di versare la parte spettante all’Asl di riferimento).
Minacce alle cliniche che non si piegavano alle richieste
Corrispettivi, come detto, al fatto che Palumbo, come riportato negli atti del pm Gianfranco Gallo e del procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, «indirizzasse con preferenza i pazienti dimessi dal Sant’Eugenio, ma ancora bisognosi di terapia emodialitica ambulatoriale, alle strutture per emodialisi» con cui intratteneva rapporti illeciti. Sono quelle legate ai gruppi imprenditoriali del Rome Medical Group, Diagest srl, Diaverum e Madonna della Fiducia. Ma nella sua determinazione Palumbo andava anche oltre. E insieme alla promessa di premiare gli «amici» era capace di minacciare i nemici «paventando di fare in modo che i pazienti dimessi dal Sant’Eugenio, ma ancora bisognosi di terapia emodialitica ambulatoriale, non si rivolgessero più per la predetta terapia» alla clinica che non si piegava alle sue richieste.
Agli atti i riscontri dei passaggi di denaro
Ma il danaro illecito quando prende piede cerca altro danaro ed altri imprenditori che possono garantirlo a chi per natura o vocazione è corrotto. In questo caso, come ricostruisce anche il Corriere, è l’imprenditore Antonio Carmelo Alfarone della Rome medical Group, che lo ha poi denunciato, negli anni 2019-2021 costretto a versargli, secondo la ricostruzione della procura, 700mila euro. In sostanza, 3.000 euro per ogni paziente inviato alle sue cliniche (120 euro totali) a cui si aggiungeva il canone d’affitto, 1.600 euro mensili, per un appartamento in via Gregorio VII, il leasing di una Mercedes (e la relativa manutenzione) per altri 1000 euro mensili, la disponibilità di tre carte di credito utilizzate da Palumbo in ristoranti, alberghi, esercizi commerciali e ancora un contratto di consulenza da 2500 euro mensili per un anno alla dottoressa Germana Sfara, la sua compagna. Agli atti ci sono già i riscontri delle spese fatte con quelle carte di credito e le foto di altri passaggi di denaro diretti.
Il legale: «Dimostreremo che non ha preso mazzette»
Anche qui come nel più classico dei casi di corruzione, nessuno ammette nulla. Anche il legale di Palumbo non differisce. Intanto «l’attività d’indagine ha fatto emergere legami di Palumbo che, oltre ad avere aspetti clinici, sono ammantati a interessi privati», scrivono gli inquirenti nella richiesta di convalida. Proseguono, sottolineando: «Palumbo è stato in grado di creare una rete di rapporti che ha permesso la creazione di corsie preferenziali lungo le quali i pazienti in dimissione sono indirizzati verso i centri dialisi amici, dove svolgono una terapia che è a carico del Sistema sanitario Nazionale, che prevede rimborsi fino a 1000euro per una seduta di emodiafiltrazione». Ancora, aggiungono i pm: «Le intercettazioni permettono di comprendere l’esistenza di un filo diretto tra l’Ospedale Sant’Eugenio i centri amici di Palumbo». Nel 2024 Palumbo pensa di lasciare l’ospedale. In un’intercettazione una sua collaboratrice dice: «Da fuori continuerebbe a comandare». Replica alle accuse il legale di Palumbo, l’avvocato Antonello Madeo: «Stiamo parlando di uno dei principali nefrologi italiani. Grazie alle sue attività, l’Ospedale ha guadagnato. Dimostreremo che Palumbo non ha preso alcuna mazzetta. Quelli erano soldi che gli spettavano per sue prestazioni professionali». Lo dimostreranno e magari l’avrà fatta franca come quei tanti corrotti che in Italia anche quando presi in flagranza di reato, come accaduto a politici anche campani, non si riesce mai a garantirli alla giustizia. Anzi. Si rimettono in moto e percepiscono nuovamente mezzette come fossero stipendi mensili da imprenditori che hanno interesse a farlo. La Giornata contro la corruzione ci ricorda che rassegnarsi è immorale, indecente ed un pessimo modo di trasmettere ai nostri figli il senso di giustizia e di legalità.
Il dossier di Libera: nel 2025 96 inchieste e 1028 indagati
L’avanzata sotterranea e senza freni della corruzione nel nostro Paese è messa in evidenza anche da Libera – nel suo dossier ‘Italia sotto mazzetta’, in occasione della giornata internazionale – che ha censito le inchieste sulla corruzione dal primo gennaio al primo dicembre 2025, contandone ben 96, alla media di otto al mese, con il coinvolgimento di 49 procure in 15 regioni e 1.028 persone indagate, quasi un raddoppio rispetto ai 588 dello scorso anno. Le regioni meridionali con le isole primeggiano con 48 indagini, seguite da quelle del Centro (25) e del Nord (23). La Campania è “maglia nera” con 219 persone indagate, segue la Calabria con 141 e la Puglia con 110. La Liguria con 82 persone indagate è la prima regione del Nord Italia, seguita dal Piemonte con 80. Ci sono mazzette in cambio di un’attestazione falsa di residenza per avere la cittadinanza italiana o per ottenere falsi certificati di morte. In altri casi le ‘dazioni’ hanno facilitato l’aggiudicazione di appalti nella sanità, per la gestione dei rifiuti o per la realizzazione di opere pubbliche, la concessione di licenze edilizie, l’affidamento dei servizi di refezione scolastica. Ci sono scambi di favori per concorsi truccati in ambito universitario. E ancora, le inchieste per scambio politico elettorale e quelle relative alle grandi opere con la presenza di clan mafiosi.
Da Milano a Roma, è ‘allarme mazzette’
Da Torino a Milano, da Bari a Palermo, da Genova a Roma, passando per le città di provincia come Latina, Prato, Avellino, nel corso del 2025 risuona un allarme mazzette con il coinvolgimento di un migliaio di amministratori, politici (53), funzionari, manager, imprenditori, professionisti e mafiosi. Dall’analisi delle inchieste, ancora in corso e dunque senza un accertamento definitivo di responsabilità individuali, emerge una corruzione “solidamente” regolata, spesso ancora sistemica e organizzata, dove a seconda dei contesti il ruolo di garante del rispetto delle “regole del gioco” è ricoperto da attori diversi. Tra i 53 politici indagati (sindaci, consiglieri regionali, comunali, assessori) pari al 5,5% del totale degli indagati, 24 sono sindaci, quasi la metà. Il maggior numero di politici indagati sono in Campania e Puglia (13), seguite da Sicilia con 8, e Lombardia con 6. “Si tratta di un quadro sicuramente parziale, per quanto significativo, di una realtà più ampia sfuggente. Oggi – rileva Libera – il ricorso alla corruzione sembra diventare sempre più una componente ‘normale’ e accettabile della carriera politica e imprenditoriale. Una strategia spesso vincente, che avvantaggiando i disonesti induce una ‘selezione dei peggiori’ e per questa via degrada in modo invisibile la qualità della vita quotidiana, dei servizi pubblici, della pratica democratica”.





